San Michele - Prospetto principale
Si è proceduto, innanzitutto, alla scarificazione del cemento presente nei giunti, in quanto veicolo di formazione di sali solubili con conseguente solfatazione della pietra. Le zone più ammalorate sono state preconsolidate mediante imbibizione di resina a base di etil-silicato RC70 Rhone-Poulenc che non impartendo idrorepellenza alla pietra ha permesso il successivo impiego di acqua per la pulitura.
Terminate queste operazioni preliminari si è proceduto con la pulitura generica di tutta la superficie con acqua, per asportare il particellato atmosferico ed il guano di piccione presente sul retro delle due statue superiori. Nelle zone caratterizzate dalla presenza di "croste nere" si è intervenuti con impacchi di AB57 (Ammonio Carbonato+EDTA) in silice micronizzata, che sono serviti da ammorbidire la superficie successivamente spazzolata con spazzole di saggina morbide. Sulle superfici più dilavate, come il paramento rosa della zona superiore, la pulitura è stata effettuata con l'impiego di atomizzatori posti ad una distanza tale dalla superficie in modo da evitare qualsiasi attacco superficiale e garantendo la sola solubilizzazione dello sporco. Nelle zone più ammalorate, come nel caso di alcuni capitelli sia del I che del II ordine, si è proceduto con la microsabbiatura di precisione a bassa pressione con impiego come inerte di allumina (ossido di alluminio) di granulometria finissima.
Terminata la pulitura si è proceduto con il consolidamento statico degli elementi frammentati e/o pericolanti mediante iniezioni di resina epossidica, eseguite utilizzando le fessurazioni esistenti che sono state stuccate superficialmente con malta di calce e polvere di marmo, lasciando i fori di accesso e di sfiato, che sono stati chiusi nell'intervento di stuccatura finale. Si è proceduto inoltre allo smontaggio ed alla pulitura mediante impacchi degli elementi lapidei che non davano più garanzie statiche: in fase di rimontaggio sono stati inseriti perni in acciaio inox affogati in resina epossidica. Anche in questo caso la stuccatura finale è stata eseguita con malta di calce accesa e polveri di marmo. Per le parti mancanti si è proceduto nel medesimo modo, ossia ricostruendo le parti mancanti con malta di calce e polveri di marmo su di una orditura di tondini di acciaio inox e resina epossidica.
Il lavoro di stuccatura non si è limitato al solo riempimento delle lacune, ma scrupolosamente esteso alle fratture di dimensioni ridotte mediante iniezioni di resina liquida e malta di calce fluida.
L'intervento si è concluso con il consolidamento eseguito sul paramento di nembo rosa con resina metil-siliconica RC80 Rhone-Poulenc, che è servito anche per ravvivare il colore originale del marmo. Le zone in arenaria più deteriorate sono state trattate con resine a base di etil-silicato RC70 Rhone-Poulenc.
Tutte le superfici lapidee sono state infine trattate e protette con l'applicazione di un prodotto
idrorepellente a base di polimetilsilossano Silirain 50, al fine di conferire loro massima idrorepellenza per ritardare al possibile la ricomparsa di fenomeni di deterioramento.
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